Mostra “Lib(E)ri Tutti!” - Lavoro

Adriano Olivetti

"[...] Ed ecco perché in questa fabbrica meridionale rispettando, nei limiti delle nostre forze, la natura e la bellezza, abbiamo voluto rispettare l'uomo che doveva, entrando qui, trovare per lunghi anni tra queste pareti e queste finestre, tra questi scorci visivi, un qualcosa che avrebbe pesato, pur senza avvertirlo, sul suo animo. Perché lavorando ogni giorno [...] per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi in salari che sono poi pane, vino e casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica [...] il lavoro diventa, a poco a poco, parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale".

Adriano Olivetti nasce l'11 Aprile 1901. Si laurea al Politecnico di Torino in chimica industriale nel 1924 ed inizia il suo apprendistato nella fabbrica fondata dal padre ad Ivrea (TO), la “Ing. C. Olivetti & C.”. L'anno successivo germoglia il seme dell'innovazione e di una visione della fabbrica diversa per impostazione e tipologia di produzione. Il suo antifascismo lo porta, nel 1944, all'esilio in Svizzera, ma non ne stempera l’acume, né gli preclude gli orizzonti.

Le sue macchine da scrivere e le calcolatrici meccaniche, prodotti centrali fino all'avvento dell'elettronica, assumono forme studiate nell'aspetto estetico. Il design italiano diventa l'espressione della sensibilità che da sempre, nell'architettura, nella pittura, nella scultura e nella musica manifesta il valore della bellezza in quanto strumento di elevazione dello spirito umano. Le macchine sportive e gli abiti di pregio, fino a quel momento appannaggio dei ricchi, non sono più oggetti di lusso. Con le macchine Olivetti il design è alla portata di tutti.

Adriano Olivetti ricerca tecnica ed armonia nelle forme e, soprattutto nei luoghi di produzione. L'orientamento verso la ricerca del bello non si ferma quindi all'oggetto ma si realizza anche all'interno dei luoghi di lavoro.

"Questo stabilimento (Pozzuoli:ndr) riassume le attività ed il fervore che animano la fabbrica di Ivrea. Abbiamo voluto ricordare nel suo rigore razionalista, nella sua organizzazione, nella ripetizione esatta dei suoi servizi culturali ed assistenziali, l'assoluta indissolubile unità che la lega ad essa e ad una tecnica che noi vogliamo al servizio dell'uomo onde questi, lungi dall'esserne schiavo, ne sia accompagnato verso mete più alte, mete che nessuno oserà prefissare perché sono destinate dalla Provvidenza di Dio."

Il successo industriale è dovuto alla capacità innovativa di Adriano che arriverà a produrre nel 1959, a soli 7 anni dall'inizio della ricerca, il primo calcolatore elettronico italiano, l'ELEA 9003.

"Il segreto del nostro futuro è fondato, dunque, sul dinamismo dell'organizzazione commerciale e del suo rendimento economico, sul sistema dei prezzi, sulla modernità dei macchinari e dei metodi, ma soprattutto sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti, ai fini dell'azienda.”

L'attività di Adriano non si ferma all'impresa industriale ma sconfina in ambiti sociologici e filosofici. Propaga le sue idee con la rivista "Tecnica e Organizzazione" (1937), occupandosi di tecnologia, economia, sociologia industriale e con un gruppo di giovani intellettuali fonda la casa editrice NEI (Nuove Edizioni Ivrea), poi Edizioni di Comunità. Nel 1946 fonda la rivista "Comunità" con un programma editoriale orientato alla cultura, al pensiero politico, alla sociologia, alla filosofia e all'organizzazione del lavoro. Si propone anche alla politica e nel 1956 viene eletto sindaco di Ivrea e nel 1958 Senatore.

Bibliografia:

·        Adriano Olivetti, Città dell’uomo, Comunità, Milano, 1959;

·        Adriano Olivetti, Discorso per l’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli, 23 aprile 1955.