la relazione di Giulia Cardinale

È amore per la conoscenza, conoscenza relativa alla natura delle cose, dell’uomo stesso, dell’Universo. Ogni conoscenza per essere tale ha bisogno della ricerca e ogni ricerca porta al ritrovamento di qualcosa, questo ce lo ha spiegato molto bene il prof. Andrea Carandini stimatissimo archeologo e lo vedremo con la prof.ssa Gasparetti Landolfi attraverso il suo lavoro presso l’Università Roma Tre.

Questa ricerca deve però avere delle caratteristiche, deve essere vera, nel senso che deve volere veramente delle risposte e non essere semplicemente indagatrice. Deve essere una necessità che nasce dall’anima, da ciò che anima l’essere umano, “mente-cuore”, quella parte che vuole sapere, capire per agire nel migliore dei modi, aiutandosi con tutti i mezzi necessari e approfittando di ciò che già conosce.

Essere ottimisti è credere, aver fiducia non solo nelle cose buone ma anche in quelle che possono essere migliorate e proprio qui troviamo il segreto dell’ottimismo, non accontentarsi, non adagiarsi, non accomodarsi, non rassegnarsi, ma mantenere desto lo spirito di avventura nella ricerca di migliorare e perfezionare ciò che è buono e ciò che è meno buono.

La storia ci presenta molti filosofi che avevano questa sana ed imprescindibile virtù dell’ottimismo, per esempio Platone e i Filosofi della Scuola di Alessandria, tra i quali il nome che più ricordiamo è quello di Plotino, e perfino gli stoici che crediamo fossero persone amareggiate, in realtà erano perfettamente ottimisti, perché riconoscevano il senso della vita, sapevano che vivere significa crescere, evolversi, imparare a conoscere le proprie capacità: intelligenza, volontà, creatività, per metterle al servizio della comunità.

Essere ottimisti significa, per esempio, chiederci se questo mondo nel quale viviamo e del quale facciamo parte è perfetto, e se siamo sinceri con noi stessi la risposta è no. Però anche se questo mondo non è perfetto, non sta nemmeno male, però non è il migliore. Basta, per esempio, osservare le difficoltà, i dolori, gli equivoci che lo caratterizzano, per capire che non è perfetto.

A questo punto possiamo chiederci se questo mondo può essere migliorato, e quando esprimiamo la possibilità di migliorarlo, dobbiamo includere la facoltà di agire dettata da un pratico ottimismo filosofico. Detto in termini pratici significa che se c’è qualcosa che possiamo fare, dobbiamo rimboccarci le maniche e farlo senza restare a lamentarci e a protestare come schiavi, che l’unica cosa che possono fare è agitare le catene, ma come uomini liberi perché ciò che il filosofo cerca è la libertà dal pregiudizio, dal fanatismo, dalla massificazione.

Il modo più sano di protestare è mettersi in gioco, ossia iniziare a fare qualcosa e non sperare che prima o poi arrivi qualcuno che sistemi le cose, o maledire chi non lo fa.

Un aneddoto racconta di un corvo che straziava un asino che non era morto ma semplicemente un po’ debole. Tutti guardavano e lasciavano fare al corvo dicendo: “è il suo destino”, senza considerare che tra le capacità dell’uomo vi era anche quella di spaventare il corvo in modo da permettere all’asino di sopravvivere e cambiare per un po’ il suo destino.

Questo è l’atteggiamento dell’ottimismo filosofico davanti alla vita: prendere coscienza che non dipendiamo da una sorte invisibile, ma da noi stessi, dal nostro sforzo, dal nostro pensiero, dalle nostre mani, dal nostro buon senso e dalla nostra capacità di amare, qualità che il prof. Carandini nel suo campo d’azione, e la prof.ssa Gasparetti Landolfi nel suo, mettono quotidianamente in pratica.

Essere ottimisti significa non rassegnarsi, ma capire ed accettare che è ben diverso. Davanti ad un problema la rassegnazione ci porta ad abbandonarci nel problema, la comprensione ci aiuta a capire la natura, la caratteristica del problema, a chiederci cosa possiamo fare, e questo significa accettare la responsabilità della sfida.

Questa attitudine non ci è del tutto sconosciuta, poiché non ci rassegniamo per esempio al mal di testa ma prendiamo un analgesico o abbandoniamo ciò che ci fa stare scomodi e a disagio.

C’è un istinto che in genere ci guida nelle nostre scelte, il nostro istinto di conservazione, però dobbiamo sviluppare un altro motore, quello della determinazione o volontà nel reagire con sentimento di responsabilità davanti alla vita, che costantemente ci educa con i diversi scenari che ci presenta per migliorarci, perfezionarci, recuperando i valori atemporali di cui si parla molto, ma si pratica molto poco: tolleranza, convivenza, solidarietà, pace, libertà.

Filosofia per vivere è uno stile di vita che ci porta a capire cosa succede intorno a noi, e sentire nostro questo mondo, questa umanità, questa società.

Solo in questo modo possiamo trovare una o più risposte, e non dire mi dispiace molto di ciò che accade, o pensare meno male che non è toccato a me.

Quando ci proviamo tutti i giorni, quando ogni giorno incontriamo pietre davanti a noi, quando ogni volta che tendiamo una mano tocchiamo una difficoltà e aldilà di questo, e grazie a questo, continuiamo mantenendoci entusiasti, la radice di Dio si è risvegliata nell’uomo.

In cosa ci educa  la Filosofia?

A non fuggire e non rifugiarsi nell’illusione e nella rassegnazione, ma sentire che quel mondo che vogliamo migliore non si trova lontano, ma vibra nel cuore dell’uomo che è capace di plasmarlo, così come ha fatto costruendo la storia di ieri, di oggi e di domani, lasciandoci l’esperienza necessaria per non ripetere gli stessi errori e non distruggere ciò per cui ha lottato in vita.

Questa è la proposta di Nuova Acropoli attraverso i corsi sullo studio comparato del pensiero d’Oriente e d’Occidente, attraverso i corsi di formazione all’Etica del Volontariato e le molte attività ambientali, culturali e sociali: vivere con Filosofia, fare della Filosofia uno stile di vita, recuperando l’arte di vivere o meglio l’arte e la scienza di vivere.

La Filosofia è scienza poiché mette in relazione le diverse forme di conoscenza ed è arte perché applichiamo ciò che impariamo praticando quello che ci viene insegnato. E’ chiaro che non lo faremo bene da subito ma, come per tutte le cose, bisognerà insistere.

La Filosofia che proponiamo è una magnifica opportunità per vivere, per imparare vivendo, perché se viviamo profondamente, intensamente, coscientemente, impariamo da ciò che viviamo, e questa è una delle opportunità più importanti che ci dà la Filosofia.

Ci dà l’opportunità di eliminare la paura: tutti abbiamo paura di ciò che non conosciamo, quindi abbiamo paura perché ignoriamo. Quando si fa luce e vediamo ciò che ci sta intorno, la paura e i dubbi scompaiono, anche questa è un’opportunità.

La Filosofia ci educa ad essere costruttori di noi stessi perché liberi dei molti vincoli illusori che ci rendono sempre più fragili, e costruttori delle società in cui viviamo, promovendo una sana rivoluzione dentro di noi, che ci porti ad un cambiamento, ad un ritorno alle origini nobili ed eroiche dell’essere umano.

Per quanto tutto questo possa sembrare difficile, è molto più interessante accettare questa sfida, che rassegnarsi passivamente davanti alle sofferenze e alle ingiustizie.

Tutti i “Rinascimenti”, tutti i momenti elevati e gloriosi della storia, ci hanno offerto questi esempi. Oggi noi non siamo meno valorosi di coloro che ci hanno preceduto.

In un momento di crisi come quello attuale, nel quale non sappiamo con certezza verso dove andiamo, né come si risolveranno i numerosi conflitti che affliggono il nostro mondo, presentiamo questa piccola e semplice formula: una Filosofia per vivere, vale la pena provare, vale la pena vivere e non essere semplicemente vivi.

 

"La Filosofia come unione di pensiero e azione

ci porta a vivere l’allegria che è una forza dell’anima,

espressione della felicità che sentiamo,

sapendo perché si vive e per che cosa si vive”.  

DSG

 

Per dare vita a questa felicità dobbiamo avere l’anima piena di sogni vivi, che ci portano a dare vita ad un mondo e ad un uomo ogni giorno migliori.