il prof. Carandini

Facciamo un esempio: se io dico “due più due fa quattro” sono io che lo dico e ove io fossi un cristiano credente, crederei anche che il tre è uguale all’uno, perché la trinità è trina e una. Quindi vedete che dentro di me convivono o possono convivere delle strutture logiche mentali totalmente contrapposte perché nel pensiero razionale il tre non può mai equivalere all’uno, ma nel pensiero religioso e sacrale questo può avvenire.

Allora c’è una parte buona, c’è una parte cattiva, c’è una parte vera, c’è una parte falsa; gli antichi non si ponevano questa domanda, passavano dal tre uguale all’uno, al tre distinto dall’uno tranquillamente, senza problemi, perché non avevano questa distinzione tra razionale umanamente considerato buono e irrazionale generalmente considerato cattivo.

Io mi ricordo quando ero bambino che le emozioni erano qualcosa che si dovevano un po’ nascondere, non si potevano manifestare tanto facilmente. Oggi la cosa è diversa e le emozioni hanno guadagnato il primo piano, oggi se tu non desti emozioni non combini nulla, l’emozione è posta un pochino al centro dell’agone ma fino a molto tempo fa non era così e per molti secoli non è stato così.

Quindi, quando in Grecia, da questa specie di matrice che è il pensiero religioso-sacrale-mitico sono cominciate a derivare delle cose specializzate come il diritto, la politica, il logos (cioè il pensiero razionale), il logos si è contrapposto al mithos, la Filosofia si è opposta alla religione e lì si è creata una divisione tra questi due modi di prendere coscienza della realtà, che una volta erano uniti e poi si sono contrapposti ed ancora oggi non si sono riuniti, però dentro di noi queste due componenti esistono.

Faccio un esempio: se io devo scegliere moglie la scelgo con la ragione? No. Se io devo scegliere dove andare in vacanza, lo scelgo sempre con la ragione? No. Così se io scelgo un amico, una professione. Tutta la nostra vita la scegliamo attraverso dei ragionamenti che seguono perfettamente la logica Aristotelica, cioè la logica della ragione con il principio di non contraddizione? C’è sempre una pulsione che è dentro di noi che ci spinge nelle vocazioni, nei lavori, negli amori, nelle creatività, in tutto quello che noi facciamo ogni momento. Perché facciamo questo e non quello? Perché lo ragioniamo con la logica aristotelica? No, perché c’è qualcosa che ci spinge e di cui noi non siamo nemmeno molto consapevoli. Ed allora la ragione che cosa fa? La ragione serve per realizzare i nostri fini.

Una volta che le nostre emozioni, che sono poi la parte più arcaica e più antica di noi, ci spingono in una direzione ad esempio, verso una certa compagna, bisogna poi usare la ragione e non la pulsione, altrimenti si fa un pasticcio. Bisogna declinare l’emozione con la ragione, per ottenere quello che si desidera.

il pubblico presente

Ci sono dei giovani di grande talento, che però non combinano niente, perché hanno queste pulsioni, hanno delle doti naturali, ad esempio il talento musicale, ma non hanno la ragione che gli dice “guarda che se vuoi fare il pianista, 10 ore al giorno di pianoforte non te le leva nessuno! Altrimenti è meglio che nemmeno cominci!”

La ragione è uno strumento, ma non fornisce le emozioni su cui lavorare: è acuta, è tagliente, è dividente, divide e nello stesso tempo mette in relazione. Per esempio: queste signore che mi sono a fianco ed io, siamo mammiferi, ma anche le balene sono mammiferi ma non siamo uguali a loro, abbiamo tante cose in comune.

Grazie alla ragione si può unire, senza confondere, infatti si può unire l’uomo alla balene, che so essere simili a noi per certe proprietà, ma non per tantissime altre.

Allora l’emozione è ciò che dà questa spinta e che noi tante volte non sappiamo nemmeno cosa sia, e che porta un giovane ad andare in una direzione o nell’altra.

Per esempio: per un giovane che si innamora, quella che lui ha scelto è la donna più bella del mondo, anche se poi realmente non lo è, ma per lui lo è! Se lui la sogna, può nel sogno fare delle confusioni e vedere la donna come una balena o come un fiore, quindi nel sogno la donna amata compare come un’altra cosa, come un simbolo, ma lui vive quel simbolo esattamente come se fosse la donna amata. Cioè la passione confonde, unisce, compatta cose che, teoricamente, non dovrebbero essere unite.

L’emozione è una grande funzione, è come l’acceleratore, ma poi il volante ed il freno ce li dà la ragione.

Questo non è stato scoperto dai filosofi, i filosofi hanno continuato a sviluppare, soprattutto in Occidente, questa meravigliosa ipertrofia della ragione, che ci ha portato alla società della scienza e della tecnica, è un’enorme ipertrofia che noi ora stiamo trasmettendo anche ad altri popoli come quelli asiatici - Cina, India e Giappone - è un’ipertrofia che abbiamo creato noi, sviluppando in modo impressionante le facoltà della ragione.

Ma l’emozione chi l’ha studiata?

Certo non i filosofi che l’hanno disprezzata, per i quali è qualcosa di negativo, di animalesco, non penetrabile a fondo dal pensiero e quindi è qualcosa che è fuori dalla civiltà, è fuori dal pensiero.

Chi ha scoperto la natura delle emozioni?

Sono state scoperte da un gruppo di studiosi che sono andati a studiare delle civiltà primitive perchè erano etnologi storici delle religioni o sociologi, come per esempio Durkheim che ha studiato la religione degli australiani, ha cominciato da lì per capire il principio religioso e ha visto che nella religione succedono quei fatti come “vergine – madre – figlia del tuo figlio”.

Potete immaginare qualcosa di più mostruosamente violento contro la ragione? E’ contro la ragione, anche se alcuni la sentono come una verità, una profonda verità.

Durkheim, studiando gli australiani, ha visto che nei popoli primitivi tutte queste realtà un po’ confuse, un po’ particolari, che la ragione non sa ben descrivere, erano all’ordine del giorno come nei miti, perché nei miti succedono cose molto strane: Romolo è figlio di Rea Silvia, ma è anche figlio di Marte, quindi è figlio di una vergine e di un dio, ma anche Gesù è figlio di una vergine e di Dio.

Queste stranezze si trovano nel pensiero religioso e sacrale: prima scoperta. Seconda scoperta: quella dell’inconscio e della psicanalisi.

La psicanalisi scopre l’inconscio; gli psicanalisti danno molta importanza al sogno, perché nel sogno non c’è il freno inibente della ragione e succedono delle cose pazze, anche se sono altamente significative, tanto che uno vorrebbe capire con la ragione il segreto di quel sogno, ed a volte ci arriva, ma altre volte no. Nel sogno avvengono condensazioni, visioni che assomigliano molto a quelle del pensiero religioso.

Queste due grandi scoperte del Novecento sono scoperte occidentali, perché nel pensiero orientale questa distinzione tra ragione e mito non è mai stata così forte! Sono molto più arcaici ancora oggi, non hanno queste divisioni così forti del mondo occidentale, che sono però anche quelle che ci hanno consentito di andare avanti.

Ma per vivere bene occorre capire che noi non possiamo comprendere solo una parte della vita, una metà del nostro cervello, dobbiamo capirla tutta; noi siamo delle strutture fondamentalmente bi-logiche, cioè seguiamo due logiche contrapposte ed antimoniche, e sono quelle che ci fanno soffrire, ma sono anche la nostra salvezza e la nostra ricchezza.

Anche gli animali le hanno, ad esempio il mio cane: a volte mi vuole dare la palla, ma al tempo stesso non me la vuole dare; è un pensiero complesso, non completamente ragionato, vuole e non vuole al tempo stesso, perchè anche lui è imprigionato in alcuni problemi, ma ha anche le emozioni.

Quindi la vita in generale, probabilmente anche la struttura dell’universo, presenta queste forze unificanti e dividenti che sono costitutive della vita, quindi dobbiamo studiare come queste logiche si possono compenetrare tra di loro, pur essendo fondamentalmente antimoniche.

Faccio un esempio: la poesia è frutto della ragione, non mi si dica che la Divina Commedia sia stata scritta da Dante con impulso, cosa c’è di più ragionato dell’Amleto o della Divina Commedia?

Ma con la sola ragione riusciva ad arrivare a quelle metafore, a quella poesia? Assolutamente no!

Le metafore sono delle confusioni, qui si paragonano alcune cose a delle altre come la colomba con l’anima. Noi percepiamo il messaggio poetico molto più fortemente, perché a darci quel messaggio non è solo il Dante che ragiona, ma il Dante che vive le emozioni e fa la confusione felice, tra queste anime e le colombe che noi vediamo nella natura.

La poesia è un meraviglioso modo o arte di concepire.

Le religioni si combattono perché sono intrise di emozioni; quando due logiche religiose si confrontano, lì possono avvenire i massacri più terribili, perché le emozioni ci coinvolgono molto più della ragione e così le nostre emozioni personali di tutti i giorni.

Io, attraverso lo studio dei miti, nel mio libro, “Archeologia del mito, Remo e Romolo”, dopo aver capito tutto questo, ho cercato di avvicinare i miti per comprenderli, come uno psicanalista si avvicina per capire un sogno o come un etnologo deve cercare di capire perchè i bantu ritengono che quel pezzo di legno sia un antenato comune da venerare.

Ed allora sorge questo problema: i miti sono veri o non sono veri?

Da un punto di vista non sono veri, perché la funzione dei miti è quella di trascendere la realtà, la realtà impura, la realtà incontinente, la realtà è del momento ed il mito che cosa fa? La trasforma in qualcosa che deve sembrare totale, eterno, puro.

Questo è quello che fa il mito, e lo fa presso gli antichi ma anche presso i moderni, per esempio noi siamo abituati a vedere la borghesia come una classe che ha i suoi meriti, ma ha anche i suoi difetti. Nel pieno dell’Ottocento la borghesia era l’uomo, era l’umanità, era il vero modo di essere, mentre la borghesia è qualcosa di storicamente determinato, che oggi c’è e domani non c’è più.

Le opere di Verdi sono stati miti potenti per la borghesia italiana del Risorgimento: come si poteva immaginare il Risorgimento senza la musica di Verdi?

Esistono i miti anche oggi, anche se hanno un aspetto più ideologico.

Come possiamo noi smitizzare il mito borghese, non per diminuire il ruolo che ha avuto la borghesia, ma per vedere come essa si sia posta in forma eterna, in forma totale: tutto il mondo deve diventare borghese, tutti sono borghesi, le qualità borghesi, la civiltà borghese è la civiltà.

Una natura storicamente determinata è diventata una specie di natura pura, perfetta, eterna, stabile e che quindi non decade.

Ma anche la sacralità fa così, perché il pensiero sacrale fa questo, congela, blocca, ferma, per far durare le cose; ma le cose in realtà si muovono, si trasformano, nascono, decadono, ma senza fissarle all’interno, senza incollarle ad una tradizione, ad un qualcosa di solido come potremmo viverle?

Quindi è utile ascoltare il nostro inconscio, è utile apprendere come ragionano delle società che sono a dei livelli come eravamo noi nell’VIII secolo a.C., è utile ascoltare le nostre emozioni, è utile ricomporre l’uomo, sapendo però che alla base c’è una parte del nostro cervello che da una parte dice che tre è uguale uno, e un’altra che dice che tre è diverso da uno.