All’inizio della storia abbiamo due bambini: il bambino con la veste più scura è Trasimaco, che nel racconto è un amico rivale di Spallone. Trasimaco per chi ha un po’ di familiarità con l’opera di Platone, è il filosofo che sostiene che il giusto è “l’utile del più forte”. Trasimaco, che è il cattivo per eccellenza, è l’unico che riesce a mettere in difficoltà Socrate. Il bambino in primo piano con le spalle larghe altri non è che Spallone, che viene, nella scena qui illustrata, sfidato ad andare a vedere, se non è un fifone o un bugiardo, cosa c’è in questa caverna che terrorizza tutti.

Spallone decide quindi di andare a vedere cosa c’è nella caverna per dimostrare a Trasimaco di non essere un fifone. Inizia così il suo percorso e qui vediamo il nostro eroe alle prese con la caverna. La caverna è piena di stalattiti che sembrano zanne e da cui provengono rumori terribili che spaventano tutti.

Da qui inizia il viaggio di Spallone, che però ha la fortuna di incontrare un vecchio misterioso che sembra conoscere molto di questa caverna. In questa illustrazione il vecchio mostrerà cosa c’è in fondo alla caverna e cioè una popolazione di uomini che pensa che il mondo sia tutto in una caverna e che le ombre che provengono da fuori siano la realtà. Questo vecchio racconta la storia di un ragazzo, che poi si scoprirà essere lui stesso, che una volta è riuscito ad uscire e a vedere che il mondo era effettivamente diverso da come gli era stato raccontato, cioè che esiste un mondo esterno.

Quindi con questo escamotage siamo riusciti a raccontare quello che Platone racconta in 4-5 righe, dandogli movimento, dandogli una storia, dandogli un appeal, termine molto in voga per i bambini. Questo vale anche per altri concetti della Filosofia platonica.

Qui abbiamo niente popò di meno che il Daimon o meglio, come l’abbiamo chiamata, la vocina. Ogni tanto ognuno ha una vocina che gli parla in testa, un’esperienza che i bambini possono capire facilmente di cosa si sta parlando.

In Platone, il Daimon ha un valore sia culturale che filosofico, molto profondo, ma in realtà il concetto basilare è quello di una voce interna che noi sentiamo. Forse è la coscienza, forse è l’anima o chissà cos’altro, è qualcosa di molto facile da comprendere per un bambino, e tutta una serie di concetti che sembrano astrusi in realtà sono veramente alla portata di tutti. Una cosa che mi stupì molto qualche anno fa fu quando uscì il film “Matrix”, ed io uscito dal cinema dissi: “io questo l’ho già visto”: era un dialogo di Platone.

Tutti i concetti che vengono espressi in “Matrix” sono gli stessi concetti platonici, soltanto rappresentati in una forma diversa, e quello che io dico è che, sforzandoci e non sempre riuscendoci, e noi ci stiamo provando, è possibile dare una forma diversa ai concetti. Non è necessario un linguaggio particolarmente astruso e complesso né usare una forma particolare. Ci sono diverse forme che possono essere utilizzate.

Tra l’altro, mi ha fatto molto piacere che sia stata ricordata la mia carriera universitaria a Firenze, perché io ho avuto degli ottimi maestri e ho avuto un professore che mi ha aiutato moltissimo, e che mi ha regalato una frase che io cito sempre “capisci realmente di aver capito veramente qualcosa, quando riesci a spiegarla in maniera semplice”. Questa cosa è incredibilmente vera. Io dovendo scrivere questi libri, ho dovuto ristudiare Platone, e dovendo renderlo semplice, perché fosse comprensibile ad un bambino, mi sono reso conto di quello che non avevo capito di Platone, e mi sono dovuto mettere alla prova per capire meglio. Quindi è stata una cosa utile e formativa anche per me, che mi ha permesso di capire meglio il pensiero di Platone, perché usare parole grandi a volte è come una cortina di fumo per nascondere una propria lacuna in alcuni casi.

Volevo giungere alla fine dell’intervento con altre due notazioni: innanzitutto che ritengo sia molto importante l’aver messo in forma narrativa un altro racconto meraviglioso della filosofia greca.

Qui abbiamo Achille e la tartaruga e il piccolo Spallone che li osserva perplessi. Achille, che è l’uomo più veloce del mondo, talmente veloce che, come ho scritto nel libro, quando spegneva la luce era sotto le coperte prima che la stanza fosse buio, non riesce a raggiungere questa tartaruga, che nel racconto si scoprirà essere la logica, che condurrà uno Spallone addormentato, nel paese della logica, dove si fanno molti incontri strani.

Questi due personaggi sono i sofisti che usano la logica per ingannare gli altri, per far capire cose che non sono vere. Riusciranno a convincere Achille di essere una mucca con il seguente argomento: “tu hai tutto quello che non hai perso: quindi hai le corna”; così un pezzo alla volta lo convincono di essere una mucca, ma Spallone si accorge che ha le mani da umano e gli chiede come mai non ha gli zoccoli e lui dice “perché una volta li ho persi al mare”.

Platone, forse non tutti sanno, era nato lo stesso giorno di Apollo quindi Apollo era il suo padrino. Qui abbiamo l’oracolo di Delfi dove Apollo dice a Spallone che l’uomo più saggio del mondo si chiama Socrate e vive nella città di Atene, dove abbiamo appunto l’uomo più saggio del mondo, che altri non è che Socrate.

La cosa che mi premeva, oltre che parlare, era farvi vedere le rappresentazioni: penso che sia molto importante che questi libri siano illustrati perché, per esperienza personale, ho visto che i concetti passano molto più velocemente al cervello attraverso gli occhi piuttosto che dalle orecchie, quindi è molto bene che uno possa anche vedere quello che legge, e questo aiuta anche la memorizzazione.

Per concludere non posso non ricordare che presto ci sarà una nuova uscita di questa collana, “La vendetta di Atena”, la dea della saggezza: Atena molto preoccupata perché l’educazione di Spallone è terribilmente messa in crisi da Santippe, la moglie di Socrate.

Come si vede i miti platonici sono ricchi di personaggi e lo sforzo che dobbiamo fare noi, per tirare fuori le storie, è veramente minimo, perché abbiamo un cast di artisti davvero eccezionale: proprio Santippe è un personaggio eccezionale. Atena andrà a dimostrare a Santippe che i filosofi non sono dei fannulloni o dei buoni a nulla, ma sono molto, molto utili.

Infine abbiamo il Simposio di Spallone, che è ovviamente un adattamento del Simposio di Platone, nel quale si parla d’amore, un argomento molto importante, molto ricco, che noi abbiamo dovuto sfrondare, anche perché alcune parti non sono adatte ai bambini, e io mi sono sentito in colpa per mesi per aver dovuto processare Platone.

Ultima cosa che volevo dire è che durante l’intervento precedente si è parlato dell’orbita dei pianeti, e a me è tornata subito in mente una spiegazione che circa 2500 anni fa i pitagorici davano del cosmo: si pensava ad una sfera molto grande che rotolando faceva molto rumore, ed i pianeti che ruotavano costantemente nel cosmo facevano pure un rumore terribile che però nessuno sentiva mai. La spiegazione che davano era questa: noi siamo nati con questo rumore di sottofondo e tutta la nostra vita l’abbiamo trascorsa con questo rumore, quindi se i pianeti si dovessero fermare noi sentiremmo un vuoto. Ma i pitagorici si spinsero oltre e dissero che i pianeti erano sette come le corde della lira, tutti accordati su una diversa nota e che girando in tempi diversi generavano una gigantesca musica, una sinfonia cosmica, che permeava tutto il creato (la teoria delle sfere appunto).

La cosa che la Filosofia può insegnarci a fare è non dimenticare l’armonia che è di sottofondo e la scienza sta riscoprendo questo: un ordine sinfonico di tutte le cose.

Quindi io vorrei concludere con una citazione corta: è molto bello quando la spinta a fare la Filosofia (ovviamente è una critica a Cartesio in questo caso), a filosofare, è la meraviglia e non il dubbio. Io credo che a tutte le età, anche dopo studi di Filosofia, una cosa importante che non bisogna mai dimenticare è quel senso di meraviglia per cui uno inizia a fare Filosofia. Ed è questo che io e tutti i miei collaboratori, con la realizzazione di questi libri, vogliamo fare per dare il nostro contributo alla causa.