Il problema è legato alla realtà classica, in qualche modo capire che cosa sono questi miti, che funzione hanno e qual è invece la realtà.

Ora la realtà noi la possiamo toccare con mano solo attraverso lo scavo archeologico. E qui mi ricollego alla bella relazione iniziale sulla sofferenza di Giulia Cardinale, direttrice di Nuova Acropoli Roma. E’ dalla frustrazione che nasce il pensiero, il bambino che non riesce a raggiungere il seno materno ha una frustrazione, da quella frustrazione nasce il pensiero.

 

Bene, per noi archeologi anche, il metodo è nato con la frustrazione, la frustrazione di non sapere di più. In alcuni luoghi poi non ci sono le fonti letterarie, quindi non si sa nulla se non si scava. Per Roma abbiamo le fonti letterarie che però naturalmente si rarefanno e si diventano sempre più problematiche risalendo nel tempo; ma cosa sappiamo noi della Roma prima dell’età imperiale? Già la Roma Repubblica è molto poco conosciuta, non parliamo dell’età regia, non parliamo della Roma dei primordi. Quindi le difficoltà acuiscono il cervello, e così nasce il metodo stratigrafico che ci spalanca le porte del passato.

 

Quando ho cominciato a scavare sul Palatino, volevo scavare le case della tarda Repubblica, cioè del II e del I secolo a.C., le case dei grandi consoli che avevano conquistato l’impero, che abitavano ai piedi del Palatino, fra cui c’era anche il caro Cicerone. Poi sono sceso e con mia enorme sorpresa c’era tutta la storia di Roma sotto i piedi, perché c’era l’idea che in fondo qui a Roma era tutto distrutto, perché essendosi succedute varie fasi, ogni fase aveva divorato l’altra, e quindi non restava nulla. Invece c’è tutto, resta tutto, basta voler scavare e scavare in modo esteso. Io con i miei collaboratori scavo il Palatino da 20 anni, e forse ora cominciamo a capirci qualche cosa.

 

Dunque come vedete il sito di Roma è abitato stabilmente non da 2000 anni ma da 3700. E allora il famoso Romolo che ha fatto?

 

Tutti quanti ci siamo avvicinati alla storia di Roma dalle elementari, con quei disegnetti, quelle immagini, per esempio questa della lupa. Solo vedendo la mia cagna Lola ho capito perché ha tutti quei riccioli, credevo che fosse una stilizzazione arcaizzante, e invece il pelo degli animali quando esce dall’acqua, forma tutta una serie di riccioli quasi geometricamente disposti e quindi questa lupa oltre ad avere le mammelle gonfie perché deve allattare qualcuno, esce anche dall’acqua, che è una cosa molto interessante.

 

Oltre queste immagini c’è il racconto di Romolo e Remo che tutti abbiamo saputo qual è.

Naturalmente finché non era possibile scavare, o perché non lo si sapeva o perché non lo si usava, si pensava che fosse una mera leggenda inventata in epoca molto tarda, e proiettata in un passato di fatto sconosciuto. E questo ho creduto anch’io finché non ho avuto la prova del contrario.

 

Adesso gli storici e gli archeologi più avveduti hanno una posizione diversa; è uscito fra l’altro recentemente un articolo del prof. Colonna esimio etruscologo, che ammette la risalenza del rituale del pomelio e della costruzione delle mura del Palatino a Roma (ma anche immagina delle città etrusche, di cui però nulla sappiamo da questo punto di vista), non come una realtà proiettata all’indietro, ma come una realtà effettivamente antica, anteriore diciamo al 700 a.C.

Quindi le scoperte che abbiamo fatto di questo muro del Palatino, che circonda il Palatino a partire dalla metà dell’VIII secolo, quindi intorno al 750, e poi continuamente riprodotto quasi fino a Nerone, almeno in alcuni tratti, ormai è una cosa digerita. Cioè si ammette che c’è stata una grande cesura per cui il prima non equivale al dopo. Però, aggiungono poi storici ed archeologi, è l’inizio di un processo, che non è una fondazione, è l’inizio di un qualche cosa che darà i suoi frutti solo 150-200 anni dopo, quando abbiamo finalmente il foro, il centro sacrale e politico dei romani. Tutto questo è ragionevole, perché è chiaro che non basta avere un monte recintato, privilegiato per segnare una discontinuità col prima, dobbiamo avere delle cose nuove, cioè dobbiamo avere dei luoghi pubblici centralizzati, il foro con i suoi culti e i suoi santuari.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

Per questo dopo aver scoperto le mura, sono uscito dalle mura e sono andato a scavare sul santuario di Vesta che fa parte del complesso del Foro e non del Palatino, e lì ho trovato la stessa cosa. Ma nessuna formazione, tutto nel giro di una o due generazioni è risolto.

 

E allora la leggenda di Romolo è vera o falsa?

Secondo me vera, ma da due punti di vista.

Vera miticamente nel senso che ad invenzioni mitologiche come ad esempio che lui era figlio di Marte possiamo credere che lui lo pensasse o lo si pensasse, ma crediamo un po’ più difficilmente che sia vero che una principessa albana sia stata fecondata da un dio. Però se pensiamo alla Vergine Maria, che anche lei era una vergine ed è stata fecondata da un dio, e molti oggi ci credono… e anche se non fosse vero, è un fatto talmente importante e potente, che noi è nelle radici cristiane che ci riconosciamo e anche nelle radici romane. Quindi le radici cristiane e le radici romane stanno in una donna vergine fecondata dal dio che crea un eroe, un fondatore di religione.

 

Quindi anche le finzioni mitiche sono autentiche per coloro che ci credono, e sono vere anche per coloro che non ci credono, in quanto hanno influenzato secoli di storia, hanno determinato, hanno generato la storia.

 

Il mito non è un abbellimento, è un generatore di storia. Anche noi oggi abbiamo i nostri miti, naturalmente, sui quali non ci intratterremo, perché sono i miti di una vitarella in cui vogliamo tanti piccoli comodi che non hanno nulla di eroico.

Cioè l’idea dell’eroismo deve ritornare nella società, nel senso di pensare in grande, di pensare agli altri, di pensare di creare qualche cosa di importante per noi e per il futuro, uscendo da questa incredibile mediocritas in cui ci imprigiona il mito consumistico moderno.

 

Quindi il mito di Romolo è vero dal punto di vista fantastico, ma ha anche delle radici vere dal punto di vista realistico. Cioè è esistito un signore che probabilmente aveva questo nome, il quale ha compiuto due grandi imprese: creare un Palatino benedetto da Giove, quindi un punto dell’insediamento molto più importante del resto dell’insediamento che pure era grande, perché a Romolo sono attribuite 30 curie, quindi era un grande insediamento, diciamo noi archeologi protourbano, che lui eredita, non è che se lo inventa, questo non lo ha fatto Romolo dal nulla. Ma lo trasforma, facendo cosa? Prendendone un pezzo che già era importante prima e facendogli piovere sopra una speciale benedizione, per cui quella terra era una terra speciale, naturalmente era la terra in cui lui viveva, era un po’ la sua fortezza.

 

Ma poi fa una seconda impresa molto importante: crea la piazza pubblica con i suoi culti e crea il culto civico, cioè il culto di tutti i cittadini, su quel Campidoglio che abbiamo visto essere uno dei luoghi più anticamente abitati di Roma.

 

Ecco, queste due imprese che la leggenda attribuisce a Romolo, sono secondo me anche vere.

Poi naturalmente ci sono tanti elementi nella leggenda che invece sono superfetazioni di epoche successive. Naturalmente la leggenda va sfogliata, va scavata, come uno scavo stratigrafico.

Allora, vedete se tutto ciò è vero.

 

Sulle mura non mi trattengo, è una vecchia scoperta, se ne è parlato. Vorrei concentrarmi sul santuario di Vesta, ma il santuario di Vesta è una cosa così complicata che devo cercare di semplificarla.

Vediamo le immagini...