Recensioni film

Waking Life

di Richard Linklater

Di cosa sei consapevole? E' la domanda tra le righe che cela la pellicola cinematografica magistralmente girata da Richard Linklater. Un'avventura sospesa ai margini del labile confine tra sogno e veglia. Personaggi evanescenti si susseguono come in una carrellata onirica in una notte di sogni difficili da digerire. Il protagonista assiste a un concitato avvicendarsi di dialoghi e incontri in cui fanno capolino sulla scena caratteri universali. Incontri fortuiti o, chissà? Guidati dalla forza del destino. Personaggi difficili, a tratti tormentati, a tratti saggi e profondi, mai banali. E' un film che suscita in noi quesiti senza tempo, cos'è la realtà? E il sogno? Esiste una coscienza universale, un bacino cosmico di idee dal quale ognuno di noi attinge? E' possibile sentirsi soli in questo oceano o la solitudine è solo un'illusione? E il confine tra immaginazione e manifestazione è davvero così difficile da oltrepassare?

Una tecnica cinematografica innovativa, disegni animati montati su riprese effettuate dal vivo, per rendere i caratteri ancora più assertivi, più comunicativi. Intrigante e complesso, simbolico e immaginifico; è un film per chi ha voglia di grattare la superficie e aprirsi una porta verso la comprensione.

L'attimo fuggente

di Peter Weir

“Che cos’è la poesia?” la risposta a questa domanda viene dal professore fuori ogni schema John Keating (Robin Williams): “Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è “carino”, ma perché membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione...”. L’avventura di un gruppo di ragazzi, un “circolo ellenico” che fa rivivere il senso della poesia al riparo di una grotta indiana (La società dei poeti estinti, Dead Poets Society) , nell’arco di due ore intense e trascinanti tocca le corde di ogni genere di spettatore. Il sensibile potrà riconoscersi nel timido e coraggioso Todd Anderson, poeta inconsapevole che il sapiente professor Keating farà sbocciare fra le mura dell’aula, o forse l’emotivo si vedrà vicino all’attore nascente Neil Perry che concluderà tragicamente la sua rischiosa avventura contro un padre inamovibile e severo. Fa ridere, fa piangere, ma di sicuro non lascia indifferenti. Una pellicola al tempo stesso ispirata e di denuncia contro un sistema formativo accademico, quello americano (?), che mira a creare professionisti della upper class, incapaci di rispondere a domande importanti sul senso profondo dell’esistenza, annegati in un benessere che non lascia spazio al libero pensiero e alla ricerca individuale.

Socrate

di Roberto Rossellini

Il padre della filosofia occidentale sapientemente ritratto da una pellicola ben costruita e coinvolgente. I lunghi discorsi dell’ ”Apologia di Socrate” sono capaci di tenere desta l’attenzione dello spettatore, specie quando esercita la maieutica, l’arte di partorire le idee, con i suoi concittadini occasionali interlocutori. Non lascia scampo, astuto e spietato, mette in ridicolo le fragili convinzioni dei suoi concittadini che cercano inutilmente di coglierlo in fallo, e che puntualmente abbandonano il campo quando comincia a mancar loro il terreno sotto i piedi. Il processo è il punto culminante della sua storia: destruttura e ridicolizza i suoi accusatori, ma, per un destino curioso, non bastano solide argomentazioni a far pendere il piatto della bilancia in suo favore. Socrate si consegna alla morte in maniera consapevole e nobile, senza cercare possibili vie di fuga, coerente con quella che era per lui il senso della polis, dello Stato, in cui sarebbe stato inammissibile scendere a compromessi con i suoi convincimenti più profondi. E’ una strada, quella segnata dal film, interessante e coinvolgente per scoprire Socrate oltre la pagina stampata, che resta comunque la fonte più ampia e fedele del tempo in cui vissero i padri della filosofia occidentale.