Megara Hyblea

Pochi popoli antichi hanno osato avventurarsi sui mari in cerca di fortuna come hanno fatto i Greci. È nell’VIII sec. a.C. che questi indomiti marinai cominciano, sulle loro fragili ma agili imbarcazioni, a solcare il Mediterraneo in cerca di nuovi approdi commerciali o di terre fertili da colonizzare. La Spagna, la Francia, le coste del Nord Africa, il Medio Oriente, il Mar Nero: nel giro di un secolo, ovunque nascono nuove colonie fondate dalle grandi poleis elleniche.

In Italia sono le coste meridionali, la cosiddetta Magna Grecia e la Sicilia ad essere meta dei Greci. Si tratta probabilmente di uno dei capitoli più affascinanti della storia greca. Molti storici ci hanno tramandato racconti di questa epopea e, oggi, a quasi tremila anni di distanza, non possiamo fare a meno di chiederci cosa spingeva dei giovani ad abbandonare quanto avevano in patria per imbarcarsi in una rischiosa avventura, quale era la loro vita e quali i loro bisogni, una volta sbarcati in una terra nuova e sconosciuta.

 

Pochi siti archeologici ci vengono in aiuto, per rispondere a questi quesiti, quanto le rovine di Megara Iblea, vicino Siracusa. Si tratta di un sito poco conosciuto al pubblico ma, al tempo stesso, fondamentale per la conoscenza archeologica. Passeggiando tra le sue rovine, magari con le opere di Tucidide - uno dei massimi storici dell’antichità - tra le mani, è quasi possibile far rivivere un’antichissima avventura.

Tutto parte da una piccola città della Grecia, Megara Nisea: è lì che un uomo, di nome Lamis, raccoglie intorno a sè attrezzature, navi e soprattutto dei giovani disposti a mettersi in gioco e provare il tutto per tutto per crearsi una nuova vita in una terra lontana, la Sicilia, un’isola fertile, ricca di risorse dove le altre grandi poleis greche avevano già fondato colonie.

Pianta del sito

Una volta arrivati sul posto, poi, avrebbe avuto il compito di trattare con i capi locali, di decidere il luogo ove stabilire la colonia, di organizzarne la difesa e di suddividere gli spazi religiosi, pubblici e privati secondo regole e proporzioni ben precise.

Lamis si reca a Pantalica a conferire col loro re Iblone. Il colloquio è costruttivo ed il sovrano dona ai coloni un’ampia pianura ove costruire la città che hanno tanto sognato. La nuova colonia verrà chiamata Megara Iblea in onore della madrepatria e del re siculo che era stato tanto benevolo nei loro confronti.

 

Una volta deciso il luogo ove stabilirsi, la colonia non veniva “improvvisata”, ma era in questo momento che l’ecista si trasformava in geometra, decidendo l’assetto urbano che la città avrebbe avuto, assegnando le aree ai templi e agli edifici pubblici e i piccoli lotti di terra su cui i coloni avrebbero costruito la loro casa.

Ma il destino non favorì i Megaresi e la loro città ebbe una vita breve, perché, dopo appena 250 anni, nel 483 a.C., venne distrutta dai vicini della potente Siracusa. Così le rovine della città sono rimaste “congelate” alla sua fase arcaica, dandoci modo di studiare l’assetto che la città primitiva aveva. In questo senso che le rovine di Megara Iblea sono importantissime per gli archeologi.

Ancora oggi, camminando tra le rovine di Megara Iblea è possibile vedere i resti dei suoi edifici sacri e pubblici: l’agorà - la piazza principale -, il pritaneo, ove si riunivano i magistrati della città, i templi e i santuari.

Una cosa salta all’occhio, anche dell’osservatore meno attento. Le abitazioni private sono piccole e costruite con materiali modesti, pietra poco lavorata trovata sul posto. Non è così per gli edifici della comunità. Con una mentalità lontana da quella dell’uomo moderno, non era tanto importante il lusso della propria abitazione ma che gli edifici pubblici e i templi fossero costruiti al meglio. Chi la progettò costruì per la città un’enorme piazza centrale, ampia quasi quanto quella di Atene, confidando in un grande futuro per la città che, però, come detto, non si avverò.

Ecco come l’archeologia ci dà un’affascinante conferma di quanto narrato dalle fonti letterarie. 

 

 

 

Particolare decorazione di una pavimentazione impermeabile

 

 

 

Mura di recinsione: se si nota bene oltre la recinsione si intravedono dei massi, che sembra, fuoriescono dalla terra...è dovuto ad uno spostamento di edificazione del muro.

Megara Hyblea oggi